Marketing Virale – Case history da non dimenticare

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Marketing Virale – Case history da non dimenticare

“I Social Network non sono strumenti
ma mondi fatti di persone
con le quali entrare in relazione.”

 

Da qualche anno in Italia, come nel resto del mondo, stiamo assistendo ad una evoluzione delle tecniche di comunicazione d’impresa, in favore di strumenti legati all’uso delle tecnologie emergenti.
In primo luogo, infatti, si ravvisa una crisi delle tecniche di marketing più tradizionale, con le quali i consumatori faticano a trovare ispirazione per i propri acquisti.

Secondo le ricerche di marketing il 68% delle persone consulta amici e parenti prima di acquistare elettrodomestici e, più della metà, usa motori di ricerca per trovare informazioni sui prodotti.

Ci troviamo oggi di fronte a uno scenario nuovo, dove l’informazione è diventata la risorsa principale: il mondo è interconnesso grazie alle reti Internet e le persone riscoprono un nuovo senso di comunità. Il marketing ha avuto necessità di evolversi da tutto ciò e di andare incontro alle persone in modo più proficuo.

Da questo presupposto, l’importanza del passaparola e delle opinioni di chi ci sta vicino, si è delineato il concetto di Marketing Virale.
Come un virus infatti, i rumors partono da poche persone per arrivare a “contagiare” il grande pubblico.  Da qui, le aziende, diffondono “un’idea” che sia rilevante e che colpisca innanzitutto persone come opinion leader, innovatori ed influencer.
Per loro definizione questi ultimi sono in grado di diffondere idee e novità, anche rispetto a nuovi prodotti e servizi e per le imprese risulta più economico rivolgersi a loro anziché direttamente alla maggioranza.

Nei media classici si parla di testimonial famosi, quindi di personaggi noti che godono di una certa credibilità. Su internet si può trattare di blogger ed influencer che possono contare su un ampio seguito di followers perché dimostrano di essere esperti e credibili su alcuni argomenti.
Successivamente l’idea stessa arriva al grande pubblico (gli strumenti possono essere dei semplici tasti “condividi” su facebook presenti sotto a un video o a un’immagine), generando il famoso “passaparola“, che in questo caso diventa “idea virus”. Si parla di idea virus perché a differenza del passaparola, quest’ultimo, è destinato ad ampliarsi invece che subire un calo progressivo.

 

Casi Empirici di Marketing Virale: Blendtec

 

La Blendtec è una azienda produttrice di frullatori, il cui fondatore Tom Dickson, nel 2010 ha avuto un idea brillante per farsi pubblicità. Per far conoscere i suoi prodotti infatti, ha deciso di accostare il nome della azienda a un brand molto più forte e conosciuto come Apple.
I bizzarri video che circolano su Internet, che hanno il titolo di “will it blend?” (si frullerà?) vedono Dickson alle prese con un frullatore nel tentativo di tritare prodotti come Iphone e  Ipad, con lo scopo di dimostrare quanto siano potenti i frullatori Blendtech.

Effettivamente il risultato è stato ottenuto. Già nel primo video, Dickson distrusse un Iphone lasciando tutti sbigottiti.
L’effetto principale che ha portato questa strategia è stato quello di far diffondere le conversazioni intorno al nome della azienda (tramite i social network) e non solo la sua, ma anche, presumibilmente, la Apple.
Sul sito internet di Blendtec inoltre c’è una sezione dedicata a “will it blend?”, dove è possibile acquistare le magliette a tema e la collezione di dvd dei vari video che hanno fatto più di 65 milioni di visite.

Dove Evolution

La campagna di Dove: “Evolution”, è stata effettuata dall’azienda sia nella direzione di una pubblicità classica con spot televisivi, sia attraverso l’uso di un video virale, fatto circolare su Youtube.

Il video, come del resto tutta la campagna, mira a esaltare la bellezza naturale delle donne, argomento sempre più attuale, in contrapposizione allo sfruttamento della bellezza perfetta e irraggiungibile che siamo abituati a vedere sulle copertine delle riviste e in televisione. Viene mostrata una ragazza con un volto naturale, che subisce una serie di manipolazioni come trucco pesante e acconciature particolari ma anche modifiche delle foto al computer, per arrivare ad essere più vicina allo stereotipo della donna da pubblicità.

A conclusione del video compare l’invito a partecipare alla campagna Dove Real Beauty Workshop, indicando il link al sito ufficiale.

Dove ha tentato la strada di differenziarsi da tutti i suoi concorrenti proponendo un modello alternativo di bellezza.

Il passaparola del video è andato benissimo: in sole tre settimane è stato visto da un milione e mezzo di persone e il sito campaignforrealbeauty.com ha raggiunto un traffico digitale tre volte superiore rispetto agli accessi richiamati con uno spot televisivo, trasmesso nel febbraio dello stesso anno durante il Super Bowl.
È noto che un fenomeno diventa virale tanto più l’idea risulta creativa o fuori dagli schemi, perché in questo modo si attiva molto più velocemente e in modo più duraturo la conversazione intorno al brand.

 

Leggi anche i Case History di Diesel e Coca Cola & Mentos >>>

 

Ufficio Stampa GuestWeb.it

Maria Chiara Turino

1 Commento

  • Viral Marketing - Case History Diesel e Coca Cola & Mentos

    […] anche i Case History di Blendtec & Dove Evolution […]

    10 Agosto 2017 @ 11:59 Rispondi
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    Codice di verifica:

    Happy Resort For Happy People – Nuovo sito per Pink Odissea

    Viral Marketing – Case History di Diesel & Coca Cola e Mentos